Artrite reumatoide, la risposta ad etanercept sembra essere associata a livelli di vitamina D



Artrite reumatoide e vitamina D: ipotesi alla base dell’associazione

Per quanto il trattamento farmacologico dell’artrite reumatoide (AR) sia migliorato in modo significativo nel corso dell’ultimo decennio, ancora oggi molti pazienti non rispondono adeguatamente alla terapia o diventano resistenti ai trattamenti in corso.

I motivi di quanto osservato non sono ancora completamente chiariti; tuttavia, osservazioni secondo le quali la vitamina D è dotata di robuste proprietà immunomodulatorie, che i pazienti con AR mostrano livelli sierici di vitamina D più bassi rispetto agli individui sani e che i livelli vitaminici sono correlati con l’attività di malattia, suggeriscono un possibile ruolo adiuvante della vitamina D nella risposta terapeutica alla malattia.

Uno studio presentato nel corso dell’ultimo congresso EULAR, tenutosi a giugno ad Amsterdam, sembra corroborare l’ipotesi, avendo dimostrato come la risposta ad etanercept, un DMARDb di provata efficacia nell’AR migliori all’aumentare dei livelli sierici di vitamina D.

Lo studio: disegno e caratteristiche dei pazienti

Il lavoro presentato al Congresso si è proposto di verificare se la risposta ad etanercept potesse essere in qualche modo associata ai livelli sierici di vitamina D in pazienti con AR.

I livelli di 25(OH)D sono stati misurati sia all’inizio del trattamento che a 3 mesi. I ricercatori hanno poi calcolato i coefficienti di correlazione tra i livelli di vitamina D nel sangue e l’attività di malattia (punteggio DAS), mentre la risposta al trattamento è stata determinata in base ai criteri di risposta EULAR.

A tal scopo, sono stati utilizzati, in questa analisi post-hoc, i dati del trial tREACH, un trial clinico randomizzato, multicentrico, in singolo cieco, che aveva reclutato pazienti con diagnosi di AR secondo i criteri di classificazione 2010, che avevano iniziato il trattamento con etanercept nel corso dei primi 12 mesi dall’inizio dello studio.

Su un totale di 91 pazienti reclutati in tREACH, erano disponibili anche i dati relativi alle misurazioni dei livelli di vitamina D all’inizio dello studio e a 3 mesi per 67 pazienti, in maggioranza di sesso femminile (82%).

I risultati

Dopo trattamento con etanercept, il punteggio DAS di attività di malattia è risultato inversamente correlato, sia pur in modo debole, con il livelli sierici di 25(OH)D (r= -0,29; p=0,02) e con la variazione dei livelli di 25(OH)D durante il trattamento (r=-0,25; p=0,04).

Anche dopo correzione dei dati, effettuata in base al punteggio DAS di attività di malattia che ai livelli sierici iniziali di 25(OH)D, sono state verificate le stesse correlazioni sopra osservate.

Ma il risultato più interessante è venuto dalla valutazione dei tassi di risposta EULAR al trattamento: questi sono risultati significativamente più bassi nei pazienti con deficit vitaminico iniziale (<50 nmol/L) (34,6% vs. 59,4%) che in quelli con valori decrescenti di 25(OH)D durante il trattamento (39,2% vs. 57,7%).

Riassumendo

Stando, dunque, ai risultati di quest’analisi post-hoc dello studio tREACH sull’impiego di etanercept in pazienti con AR, quelli nei quali i livelli di 25(OH)D sono inferiori a 50 nmol/L all’inizio del trattamento con l’inibitore di TNF-alfa oppure quelli nei quali si è avuta una riduzione dei livelli vitaminici durante il trattamento, sono i pazienti che presentano un tasso di risposta EULAR più basso.

Lo studio, pertanto, suggerisce come l’incremento dei livelli sierici di 25(OH)D in pazienti con deficit vitaminico potrebbe rivelarsi importante per raggiungere gli effetti ottimali della terapia farmacologica con farmaci anti-TNF.

 

Bibliografia

Dankers W et al. Improved response to etanercept is associated with serum vitamin D levels in rheumatoid arthritis. EULAR 2018; Abs. OP0115