Carcinoma del colon e livelli vitamina D, quale relazione?



Stando ai risultati di uno studio di recente pubblicazione su Journal of the National Cancer Institute,livelli circolanti di vitamina D più elevati sembrano essere associati ad un minor rischio di insorgenza di carcinoma colorettale (statisticamente significativo nel sesso femminile, non statisticamente significativo in quello maschile).
 
Tale studio, quindi,  suffragherebbe osservazioni già presenti in letteratura sull’efficacia della vitamina D nella prevenzione di uno dei tumori più diffusi nel nostro Paese.
 
Perchè la vitamina D è importante nella prevenzione del carcinoma al colon?

Gli studio che avvalorano l’esistenza di benefici della vitamina D in termini di prevenzione del rischio di insorgenza di carcinoma al colon derivano dalla capacità di questa vitamina di inibire la proliferazione cellulare, indurre il suicidio programmato delle cellule (apoptosi) e affamare le cellule tumorali (inibizione dell’angiogenesi tumorale).
 
I limiti degli studi di associazione: eterogeneità metodiche misurazione
I numerosi studi prospettici che hanno riportato un rischio più basso di carcinoma colorettale (per quanto non statisticamente significativo) in presenza di concentrazioni di vitamina D circolante – 25(OH)D – sono gravati da un limite metodologico intrinseco: la variabilità degli strumenti utilizzati per misurare le concentrazioni di vitamina D. Ciò ha reso di difficile interpretazione i risultati delle metanalisi che hanno cercato di mettere insieme i dati di tutti questi studi.
 
Quanto ai pochi trial randomizzati sull’effetto della supplementazione di vitamina D, i risultati non sono stati positivi in modo conclamato, in ragione di alcuni limiti quali le dimensioni dei trial, la durata e la posologia di somministrazione di vitamina D nonché problemi di compliance.
 
Per i motivi sopra indicati, pertanto, l’IOM (the Institute of Medicine), nel 2011 aveva sottolineato l’impossibilità di stabilire delle RDA per l’assunzione di vitamina D nel cancro per la presenza di dati ancora largamente insufficienti e contraddittori.
 
La novità dello studio: la standardizzazione dei metodi di misurazione dei livelli di vitamina D su coorti differenti di individui
Su queste premesse poco incoraggianti sulla carta, è stato concepito il nuovo studio recentemente pubblicato, che ha esaminato l’associazione tra i livelli circolanti di 25(OH)D e l’incidenza successiva di carcinoma colorettale in 17 coorti prospettiche (dislocate negli USA, in Europa e in Asia), facenti parte di un network di ricerca sul carcicoma del colon (the international Circulating Biomarkers and Breast and Colorectal Cancer Consortium).
 
La novità dello studio consiste nell’aver armonizzato e raccolto in pool i dati a livello di partecipante singolo allo studio e di aver basato tutte le misurazioni di 25(OH)D su un singolo saggio di ampio utilizzo e un singolo laboratorio.
 
Tale approccio ha facilitato l’esame del rischio di carcinoma colorettale in relazione ad un ampio spettro di concentrazioni ematiche assolute di 25(OH)D e reso possibile il confronto tra i risultati ottenuti con le raccomandazioni pubbliche di integrazione dietetica/supplementazione vitaminica vigenti.
 
L’analisi ha coinvolto 5.700 persone malate di tumore al colon-retto e 7.100 casi di controllo, analizzati per quasi sei anni.
 
Risultati principali
Negli individui con deficit di 25(OH)D (30 nmol/L), il rischio di carcinoma colorettale era del 31% più elevato del rischio osservato in individui trattati con concentrazioni di vitamina D sufficienti per la salute ossea (50–<62,5 nmol/L) (RR=1,31; IC95%=1,05-1,62).
 
Al contrario, negli individui con livelli di 25(OH)D al di sopra della sufficienza (75–<87,5 e 87,5–<100 nmol/L) il rischio di carcinoma colorettale è risultato più basso, rispettivamente, del 19% (RR=0.81; IC95%=0,67-0,99) e del 27% (RR=0,73, IC95%=0,59- 0,91).
 
A concentrazioni di 25(OH)D uguali o superiori a 100 nmol/L, invece, il rischio ha iniziato a non scendere più e non si è ridotto in modo statisticamente significativo  (RR=0,91; IC95%= 0,67-1,24).
 
L’aggiustamento dei dati in base al BMI, all’attività fisica e alla stagione di rilevazione dei livelli di vitamina D, non ha influito in maniera rilevante sulla direzione delle associazioni tra concentrazioni di vitamina D e rischio di carcinoma colorettale.
 
Da ultimo, per ciascun incremento unitario di 25 nmol/L dei livelli circolanti di 25(OH)D è stata osservata una riduzione del 19% del rischio di carcinoma colorettale nelle donne (RR=0,81; IC95%= 0,75-0,87) e del 7% negli uomini (RR=0,93, IC95%= 0,86 – 1,00).
 
I take-home message dello studio
I risultati dello studio, dimostrando l’esistenza di una forte associazione inversa, statisticamente significativa, tra i livelli circolanti pre-diagnostici di vitamina D e il rischio di carcinoma colon-retto, suffragano le evidenze a favore dell’esistenza di una relazione causa-effetto, precedentemente considerate ancora non conclusive.
 
In secondo luogo, lo studio ha dimostrato che le concentrazioni circolanti di vitamina D necessarie per osservare una riduzione del rischio oncologico sono pari a 75-100 nmol/L, ben più elevate delle concentrazioni di vitamina D raccomandate da IOM per la salute ossea.
 

Bibliografia
McCullough ML et al. Circulating Vitamin D and Colorectal Cancer Risk: An International Pooling Project of 17 Cohorts. JNCI J Natl Cancer Inst (2019) 111(2): djy087

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