Lupus e vitamina D: bassi livelli associati a maggior rischio trombosi



L’ipovitaminosi D si associa in modo significativo al rischio di trombosi  e di trombosi venosa profonda (TVP), anche dopo aggiustamento dei dati per la presenza di anticoagulante lupico. Lo dimostrano i risultati di uno studio recentemente presentato al congresso EULAR, tenutosi quest’anno ad Amsterdam.

Razionale e disegno dello studio

La presenza di bassi livelli di vitamina D nel lupus non è una novità: la vitamina D, infatti, ha effetti sul fattore tissutale (TF), PAI-1, trombomodulina e aggregazione piastrinica che suggeriscono un effetto anti-trombotico. Lo studio in questione, allora si è proposto di verificare se bassi livelli di vitamina D fossero associati alla trombosi nel LES, previo aggiustamento per la presenza di  anticoagulante lupico.

A tal scopo, sono stati inclusi nell’analisi 1.392 pazienti lupici. Durante la prima visita, i ricercatori hanno effettuato una valutazione dei livelli sierici di vitamina D, osservando come il 76,7% di questi avesse livelli di 25(OH)D<4 ng/ml.

I pazienti dello studio avevano un’età media di 42,9, erano in maggioranza di sesso femminile e di etnia Caucasica nel 50% dei casi, di etnia Afro-americana nel 27%.

Il 27% dei pazienti dello studio aveva una storia di trombosi, il 7% di ictus, il 4% di infarto del miocardio e il 14% di trombosi venosa profonda.

Risultati principali

La vitamina D è risultata associata con la trombosi e con la TVP, sia quando misurata come variabile continua che come valore “ridotto” (<4 ng/ml) rispetto alla norma. Dopo aggiustamento dei dati in base all’etnia, all’età, al sesso di appartenenza e alla presenza di anticoagulante lupico, l’ipovitaminosi D ha mantenuto l’associazione solo con la TVP.

Successivamente, è stata condotta un’analisi prospettica dei dati, che ha escluso gli eventi trombotici occorsi prima della prima misurazione di vitamina D. Ciò ha consentito di individuare nella vitamina D una variabile modificabile nel tempo, dal momento che si provvedeva a supplementare i pazienti che ne erano carenti.

Anche in questo caso, dopo aggiustamento dei dati in base all’etnia, all’età e al sesso, l’hazard ratio per ciascun tipo di trombosi è rimasto statisticamente significativo (HR=1,75; IC95%=1,04-2,92).

Riassumendo

Lo studio conferma osservazioni precedenti sull’esistenza di un’associazione tra l’ipovitaminosi D e il rischio di trombosi e conferma il mantenimento di quest’associazione anche in modelli prospettici, a suggerire un possibile vantaggio derivante dalla supplementazione vitaminica nelle situazioni carenziali, analogo a quello già documentato in un trial clinico oncologico sull’outcome trombosi.

Stando ai ricercatori dello studio, dunque, la supplementazione vitaminica D dovrebbe rappresentare un intervento di routine nei pazienti con LES a rischio trombosi.

Bibliografia

Petri M et al. Low vitamin D is associated with thrombosis in sistemic lupus erithematosus. EULAR 2018; Abs n. THU0341